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Giovane aspirante Chef trapanese approda al Grand Hotel La Dolce Vita di Rimini

di N. B.

Molto spesso si parla di giovani come se fossero il male della società odierna, viziati e cresciuti a caviale e play station, ma che, probabilmente, vorrebbero soltanto più fiducia da parte degli adulti che spesso non credono fino in fondo alle loro capacità. Ci sono poi dei casi che fanno la differenza e si manifestano nella loro semplicità, spinti dalla passione e dall’ambizione di conquistare un ruolo di spicco nella comunità mondiale. Il giovane Francesco Scontrino, aspirante chef, venuto fuori dalle cucine dell’Istituto Alberghiero “I. e V. Florio” di Trapani, sta realizzando un sogno, il suo e quello dei suoi genitori che, da un paesino a pochi chilometri da Trapani, lo supportano e lo sostengono nel suo percorso di formazione all’AL.MA, Scuola di Cucina Internazionale con sede a Colorno, vicino a Parma, un territorio che viene definito la Food Valley del nostro paese, un’area dove si concentrano le più importanti produzioni dell’agroalimantare italiano come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, eccellenze del Mady in Italy nel mondo. Tra questi odori e questi sapori il giovane Francesco Scontrino, con merito certamente, approda al Grand Hotel “La Dolce Vita” di Rimini, simbolo della Belle Epoque, della ricchezza, del lusso e dello sfarzo orientale. La struttura ricettiva viene considerata la seconda casa di Federico Fellini che vi soggiornava ogni qualvolta faceva ritorno in città, suite 315. Molti di quei prospetti settecenteschi, di quelle siepi e quei giardini parlano di lui. In questo luogo da favola il giovane Francesco opererà al fianco dello Executive chef Claudio Di Bernardo e la sua brigata. Non stiamo parlando dell’ultimo arrivato. Lo Chef Claudio Di Bernardo, abruzzese d’origine, di strada ne ha fatto tanta, lavorando in Hotel nazionali e internazionali. Lo Chef manager, come ama definirsi, ha sempre tradotto la sua creatività in praticità e servizio. A Francesco il compito di apprendere con impegno, già dimostrato in tutto il percorso sin qui realizzato, i trucchi del mestiere e di non accontentarsi mai di essere uno chef ma lo chef. L’opportunità è ghiotta e siamo certi che il nostro giovane onorerà ancora il suo impegno e renderà orgogliosi i suoi genitori, la sua Paceco e tutta la città di Trapani. Chissà se poi non sarà soltanto un sogno?