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L’arancina al femminile rende giustizia alla Lingua Italiana

Cultura e alimentazione

di Vittorio Sartarelli

L’uomo è un tutt’uno con l’universo e si trova in un rapporto dinamico ed evolutivo su ciò che lo
circonda, la Natura. Le società tradizionali avevano ben compreso questo aspetto fondamentale
della vita dell’uomo e hanno tentato di mantenere quest’unità con la Natura, intesa come creazione
divina, di cui l’uomo è cultore, amministratore e ospite su questa nostra Terra. La concezione di
Ippocrate, secondo la quale un solo fondamentale principio nutritivo è presente in tutti gli alimenti,
ha resistito per molti secoli. Verso la fine del secolo XVIII con Lavoisier, inizia la moderna scienza
dell’alimentazione umana e, successivamente, il Liebig dimostrò l’importanza oltre che delle
sostanze azotate e delle proteine contenute nel cibo, costituivano parte integrante delle funzioni
plastiche ed energetiche anche i grassi e i carboidrati. Il cibo è ormai divenuto un elemento
portatore di cultura e di tradizioni e, indissolubilmente legate a queste due ultime dottrine, l’Italia e
soprattutto la Sicilia sono portatrici di una cultura dell’alimentazione che è divenuta vessillifera del
gusto, della bontà e dell’effetto salvifico nei confronti della salute dell’ormai famosa “Dieta
Mediterranea”, e appunto, il piatto che vi segnaliamo oggi è una delle pietanze più rappresentative
di questa cultura.
E’evidente che parleremo di una ricetta di cucina annoverata tra i piatti più gustosi, caratteristici e
tipici della tradizione culinaria siciliana ma, è altrettanto evidente che abbiamo scritto, tra virgolette,
“arancine” e non “arancini”, come spesso e sovente vengono indicati questi tipici prodotti dell’arte
culinaria sicula. Lo abbiamo voluto fare non per amore di polemica lessicale ma, per dare una giusta
rilevanza alla lingua italiana ed ai suoi significati. E proprio del significato di una lingua che
desideriamo approfondire il valore mediante un aggancio, necessario se non obbligato, con la
semantica lessicale la quale è quella parte della linguistica che studia appunto il significato delle
parole. La semantica è una scienza in stretto rapporto con altre discipline come la semiologia, la
logica, la psicologia, la teoria della comunicazione e la filosofia del linguaggio. Indicando i soggetti
materiali di questa ricetta come “arancini” si commette un errore di comunicazione nel significato
della parola, perché gli aranci sono le piante che danno come frutto le arance. Il risultato del
confezionamento culinario di questa ricetta è costituito da sfere di riso contenenti al loro interno un
composto di carne trita e sugo di ragù che poi vengono fritte in olio bollente assumendo un bel
colorito arancione che le fa assomigliare appunto a delle piccole arance. E’legittimo, quindi,
lessicalmente oltre che giusto semanticamente, come significato grammaticale femminile nel
genere, definirle “arancine” e non “arancini” che poi ha un significato completamente diverso che li
connota come delle piccole piante di arancio.

Le “ARANCINE” (Ricetta)

Gli ingredienti:
per sei persone:
Per il Ragù: 150 gr. di polpa di manzo e 150 gr. di polpa di maiale entrambi tritati, 1 cipolla, un
gambo di sedano, prezzemolo, basilico, 1 bicchiere di passata di pomodoro, 1 cucchiaio di
concentrato di pomodoro, olio, sale e pepe.
Per le arancine: 600 grammi di riso, 1 cipolla, olio extra vergine di oliva, 2 uova, 150 gr di piselli,
brodo di carne, pangrattato e olio di semi per friggere.

Preparazione: tritate e fate rosolare nell’olio d’oliva la cipolla e il sedano, unitevi le carni tritate, la
passata di pomodoro e il concentrato. Salate e pepate moderatamente, fate cuocere il tutto in un
tegame con il coperchio, a fuoco basso per un’ora e mezza. Dopo unite il prezzemolo e il basilico e
lasciate cuocere ancora per un’altra mezz’ora. Preparate un risotto con il brodo di carne, fatelo
raffreddare dopo avere amalgamato il risotto con le due uova unite al ragù i piselli lessati e quindi
create delle sfere di riso, con il ripieno di ragù, impanatele esternamente con il pangrattato e fatele
friggere in olio di semi fino a raggiungere una leggera doratura. Dopo, riponetele in un’ampio
vassoio da portata sopra un foglio di carta assorbente da cucina. Il primo piatto del pranzo è pronto,
Buon Appettito!