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L’epopea di Giuseppe Schiera: il poeta della povera gente

a cura di Nino Barone

Appassionante l’epopea di Peppe Schiera, detto muddichedda, il poeta della povera gente nato a Tommaso Natale, una borgata di Palermo, nel 1898 da una famiglia poverissima dalla quale nacquero ben 18 figli. Visse di piccoli furti  e si presentava ai più come “la fabbrica di lu pitittu” (la fabbrica dell’appetito). Nel suo vagabondare improvvisava versi, un po’ sullo stile del suo predecessore e concittadino Petru Fudduni, dai quali esprimeva satiricamente tutto il suo dissenso verso il regime fascista divertendo quanti per curiosità si trovavano ad ascoltarlo: Lu Duci ni cunnuci / contru ‘u palu di la luci. Nei suoi versi c’era poca poesia, anzi, non c’era nemmeno l’ombra della poesia ma l’immediatezza e il suo modo di declamare attiravano l’attenzione anche dei più distratti. Quando il duce doveva far visita in città egli era tra quelli che venivano puntualmente arrestati come sovversivi e gli toccava starsene in carcere, come pena preventiva, fino a quando non terminava la visita di Mussolini. Il suo rifugio era una grotta ai piedi di Monte Pellegrino e fu proprio lì che conobbe Ciccio Vaccaro, un capo squadra che lavorava alla costruzione di una strada, che, mosso dalla pena per il giovane gli offrì un alloggio nella casa dove vi abitava con la figlia Margherita. La fuitina con Margherita e il conseguente matrimonio riparatore permisero a Giuseppe Schiera di cambiare vita. Fu visto, non solo come il poeta della povera gente ma come un rivoluzionario perché le sue idee, che spesso condivideva coi giovani, erano progressiste e riformatrici. Morì il 9 maggio del ’43 nel corso di un apocalittico bombardamento alleato.
Le sue poesie sono state raccolte in un libro dal titolo “Giuseppe Schiera – Poesie” Antares Editore con prefazione di Lucio Zinna. Per ulteriori informazioni sulla vita del poeta di strada potete consultare questo link

1.
Stu beddu Mussulinu
nun va mancu un carrìnu
megghiu ca va cogghi pitrusinu
nno beddu jardinu
a munti Piddirinu!

2.
‘Nta ‘na jurnata
manciari cchiù i na vota
è na gran firnicia,
pi nun diri ca è ‘na camurria;
perciò iu manciu sulu la duminica,
‘na vota a la simana;
lunniri e martiri
e mercuri macari,
pirchì, pirchì manciari?
Lassu e leggiu la panza,
ca pi civili usanza
lù venniri è jurnata i pinitenza,
e accussì a lu sabatu cci arrivu
sempre vivu.