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L’uomo che sussurrò: menzu passu a mia!

di Nino Barone

Erano gli anni ’90. Da poco ero stato nominato console dei Metallurgici, non solo per il mio status di “figlio d’arte”, ma soprattutto per l’attaccamento manifestato sin dal 1982, anno in cui, a soli dieci anni, entravo ufficialmente nel mondo attivo della processione. In questa precisa stagione la mia strada incrocia quella di Andrea, erede di una stimata famiglia trapanese con la passione per i Misteri. Suo zio, detto Cinu, fu un personaggio di spicco della categoria dei fabbroferrai insieme agli inseparabili Michele Bosco e Michele Purracchio. Andrea però, oltre alle doti umane riconosciute dai più, ha un pallino: quello della “battuta”. Non c’entrano Ficarra e Picone, Franco e Ciccio, Toti e Totino! A Trapani è tutta un’altra storia. La battuta, infatti, è il momento in cui i portatori alle aste imprimono al fercolo, seguendo il ritmo delle marce funebri, quel movimento sussultorio-ondulatorio detto annacata. Ed egli, per l’annacata, sembra avere una passione sfrenata, particolarmente contagiosa. Mi lascio coinvolgere a tal punto da abbandonare definitivamente il “balloncino”, per trasferirmi all’asta che, dopo quella prima esperienza, diventa la mia inseparabile compagna. Non è la scena di una fiction e l’epoca dei selfie è ancora abbastanza lontana. È storia vissuta in cui due giovani consoli si trovano a condividere la stessa passione. Andrea Cardinale è vulcanico, impulsivo e si trova spesso al centro di accese discussioni soprattutto con i dirigenti della banda musicale ai quali richiede, con atteggiamento quasi vessatorio, le marce funebri che più lo appagano. E mentre i colleghi consoli lo assecondano, la banda invece, che non vuole assolutamente passare per un jukebox, gli dichiara guerra. Una guerra fredda durata anni. La sua grinta e la sua tenacia non si fermano neanche davanti a un addobbo floreale. Infierisce con determinazione contro quella composizione, costata peraltro fior di quattrini, cambiandole i connotati. È il 1996 e dopo quel fattaccio Andrea si auto-sospende. Un anno fuori dalla scena per riflettere e rigenerarsi. Andrea ritorna. È nuovamente lì e sembra davvero un’altra persona ma quasi identica alla prima. Tutto quello che nei Metallurgici non lo soddisfa sembra trovarlo nove gruppi più indietro. Infatti si sposta, scompare, riappare! Andrea è qui e ovunque ma soprattutto nel Popolo, il gruppo scultoreo che rappresenta L’ascesa al Calvario che, secondo la credenza popolare, è il più pesante di tutta la collezione dei Misteri. Lì si appaga, le marce eseguite dalla banda lo aggraziano. In questo perenne e frastornante sali e scendi, degno delle più imponenti imprese dello sport, mi lascio ancora una volta trasportare da quella sua incessante voglia d’annacate. Il virus della battuta mi colpisce e mi porta sotto le possenti aste del Popolo. Insieme a me Andrea Cardinale, anzi esattamente al contrario, io insieme a lui! Per me non un posto qualunque ma la punta d’asta, cosa che mi riempie di grande responsabilità. Non posso più tirarmi indietro. Al secondo suono di ciàccola il gruppo si alza, parte la banda. Sento sulla mia spalla il peso di un enorme macigno. Anche la circonferenza di quell’asta è notevole da sentirla persino tra collo e orecchio. Ogni frazione di passo sembra un’eternità. Nell’altra asta un omone dall’aria diffidente, con baffi e occhi profondi, sopracciglia folti e pelle nera, lo sguardo intenso e malandrino. Insomma, il tipico siciliano che riesce a far paura, uno di quelli con l’aria da Neli ca mpudda, personaggio trapanese che, secondo il credo popolare rivive in uno dei soldati del gruppo della Caduta al Cedron. Tutto sembra andare per il verso giusto quando all’improvviso la sua voce rauca enuncia: menzu passu a mia! Il tono della richiesta ha l’aria di un ordine. È necessario raddrizzare il gruppo sul manto stradale. Sudo, tremo, prego affinché il padre eterno possa darmi la forza di non cedere. Alla fine ci riesco ma v’assicuro, e non è una battuta, che è stato il mezzo passo più lungo della mia vita.

Da “I misteri di una processione” Edizioni Drepanum 2015